Deriva Continenti

04-07-09

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Origine della Terra

 

L’ipotesi che i continenti si siano spostati, e in particolare si siano allontanati l’uno dall’altro, è piuttosto antica. Gia nel 1590, il cartografo olandese, Abraham Ortelius notava nel suo saggio Thesaurus Geographicus che la forma delle coste dei continenti dimostrava chiaramente che essi si erano staccati l’uno dall’altro “per via di terremoti e inondazioni”. L’idea del cartografo, fu ripresa in seguito da diversi autori nei secoli successivi (Bacone, Franklin, Alexander Hunboldt etc.). l’ipotesi divenne ancora più interessante nel XIX secolo, quando lo studio dei fossili portò la prova del fatto che alcune tipi di piante, poste nel Nord

 America e della Europa, avessero caratteristiche comuni. Sulla base di questa osservazione, Edward Suess giunse nel primo 900’ a ipotizzare l’origine dei continenti moderni dalla frammentazione di un antico supercontinente. Tutti questi autori, pur avendo inconsapevolmente intuito il fenomeno della deriva dei continenti, avevano difficoltà a fornire una spiegazione coerente delle cause. Nel 1910 il geologo statunitense Frank Taylor giunse a formulare l’idea dello scorrimento della crosta terrestre dalle alte latitudini a quelle basse dell’emisfero settentrionale; egli si riferiva in modo particolare alla Groendlandia, che immaginava essere residuo di un antico massiccio da cui si erano staccati, lungo fosse di spaccatura, il Canada e L’Europa settentrionale. Anche alla tesi di Taylor mancava però un punto importante: il meccanismo che produceva lo spostamento delle masse continentali. La sua spiegazione, che faceva riferimento alle forze della mare verificatesi quando la luna venne catturata della Terra, furono considerate fantasiose dalla maggior parte dei suoi contemporanei, ma servirono come importante ispirazione per Wegener. Prima di questi però ci fu un altro precursore Roberto Mantovani, un violinista nativo di Parma il quale nel 1978 aveva formulato una teoria che prevedeva la deriva dei continenti come conseguenza di una dilatazione globale della terra.

Arrivò poi il padre del nome “Pangea” Wegener, il quale ebbe il merito di mettere assieme in modo dettagliato tutti gli elementi che potevano essere riconosciuti come prove indirette dell’antica origine comune dei continenti e di formulare in merito una teoria completa, integrata di un tentativo di datazione. Le sue conclusioni furono comunicate per la prima volta in pubblico presso la Società Geologica di Francoforte, il 06 gennaio 1912, in un intervento intitolato: la formazione dei continenti e degli oceani in base alla Geofisica. Il 10 gennaio presentò le stesse idee presso la Società delle

Scienze Naturali di Magdeburgo in un altro intervento dal titolo gli spostamenti orizzontali dei continenti. La prima sua pubblicazione avvenne in teoria nel 1915, nel saggio: la formazione dei continenti  e degli oceani. Wegener sostenne che il Paleozoico, e per buona parte del Triassico le terre emerse formavano un unico supercontinente, che battezzò “Pangea”, contrapposto ad essa un unico superoceano “Pathalassa”. La frammentazione di Pangea ebbe inizio circa 200 milioni di anni fa; con la prima spaccatura si erano creati: l’Eurasia e il Gondwana; a questa si susseguirono ulteriori frammentazioni che gradualmente formarono la conformazione geologica dove oggi noi viviamo. Oltre alla evidente somiglianza-opposta ad incastro delle coste di Sud america e Africa, e alcuni fossili di animali e di piante simili, trovati nei due continenti, Wegener scoprì alcune tracce lasciate dai ghiacciai sulle rocce di India, Australia, Africa Meridionale e America Meridionale che dimostrarono che tali zone erano contemporaneamente ricoperte dai ghiacci, presumilmente prima della loro separazione. Attingendo dalla più recenti scoperte della geologia, Wegene spiegava questi fenomeni di “deriva” dei continenti descrivendo le terre emerse come enormi “zolle di Sial” che galleggiavano su una superficie anch’essa solida ma molto più malleabile, il Sima, situata tra le discontinuità di Mohorovic (40km di profondità) e le discontinuità di Gutemberg (2900km di profondità). Ciò che mancava all’attenta osservazione di Wegener era la spiegazione su come tutto ciò fosse avvenuto e di quale natura fosse il motore in grado di spostare i continenti.

 

Come si è formata la crosta terrestre

 Le zolle o placche che costituiscono la crosta terrestre si spostano di appena pochi centimetri ogni anni. Tuttavia, nei milioni di anni di attività del nostro pianeta, hanno percorso migliaia di chilometri, originando nuovi continenti, montagne e oceani:

  1. Cambriano (570-510 milioni di anni fa): i continenti solo alle latitudini tropicali; il supercontinente Gondwana tocca il PoloSud.

  2. Devoniano (408-362 milioni di anni fa): i supercontinenti Laurentia e Gondwana si spostano verso nord.

  3. Carbonifero (362-290 milioni di anni fa): si sono formati tre super continenti: Laurentia, Angora e Gondwana.

  4. Triassico (248-208 milioni di anni fa): i tre supercontinenti si sono uniti formando la Pangea.

  5. Giurassico (208-145 milioni di anni fa): la Pangea comincia a dividersi, provocando un generale innalzamento dei mari.

  6. Cretaceo (145-65 milioni di anni fa): mari caldi e poco profondi ricoprono le terre. I livelli delle acque superano quelle attuali di 25 metri circa.

  7. Terziario (65-02 milioni di anni fa): la geografia del mondo odierno è ormai riconoscibile; più tardi di questo periodo si verificheranno eventi importanti, come la formazione dell’Himalaia.

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 04-07-09