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Origine della Terra |
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L’ipotesi che i continenti si siano
spostati, e in particolare si siano allontanati l’uno dall’altro, è
piuttosto antica. Gia nel 1590, il cartografo olandese, Abraham
Ortelius notava nel suo saggio Thesaurus Geographicus che la forma
delle coste dei continenti dimostrava chiaramente che essi si erano
staccati l’uno dall’altro “per via di terremoti e inondazioni”. L’idea
del cartografo, fu ripresa in seguito da diversi autori nei secoli
successivi (Bacone, Franklin, Alexander Hunboldt etc.). l’ipotesi
divenne ancora più interessante nel XIX secolo, quando lo studio dei
fossili portò la prova del fatto che alcune tipi di piante, poste nel
Nord |
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America e della Europa, avessero
caratteristiche comuni. Sulla base di questa osservazione, Edward
Suess giunse nel primo 900’ a ipotizzare l’origine dei continenti
moderni dalla frammentazione di un antico supercontinente. Tutti
questi autori, pur avendo inconsapevolmente intuito il fenomeno della
deriva dei continenti, avevano difficoltà a fornire una spiegazione
coerente delle cause. Nel 1910 il geologo statunitense Frank Taylor
giunse a formulare l’idea dello scorrimento della crosta terrestre
dalle alte latitudini a quelle basse dell’emisfero settentrionale;
egli si riferiva in modo particolare alla Groendlandia, che immaginava
essere residuo di un antico massiccio da cui si erano staccati, lungo
fosse di spaccatura, il Canada e L’Europa settentrionale. Anche alla
tesi di Taylor mancava però un punto importante: il meccanismo che
produceva lo spostamento delle masse continentali. La sua spiegazione,
che faceva riferimento alle forze della mare verificatesi quando la
luna venne catturata della Terra, furono considerate fantasiose dalla
maggior parte dei suoi contemporanei, ma servirono come importante
ispirazione per Wegener. Prima di questi però ci fu un altro
precursore Roberto Mantovani, un violinista nativo di Parma il quale
nel 1978 aveva formulato una teoria che prevedeva la deriva dei
continenti come conseguenza di una dilatazione globale della terra.
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Arrivò poi il
padre del nome “Pangea” Wegener, il quale ebbe il merito di mettere
assieme in modo dettagliato tutti gli elementi che potevano essere
riconosciuti come prove indirette dell’antica origine comune dei
continenti e di formulare in merito una teoria completa, integrata di
un tentativo di datazione. Le sue conclusioni furono comunicate per la
prima volta in pubblico presso la Società Geologica di Francoforte, il
06 gennaio 1912, in un intervento intitolato: la formazione dei
continenti e degli oceani in base alla Geofisica. Il 10 gennaio
presentò le stesse idee presso la Società delle |
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Scienze Naturali di Magdeburgo in un
altro intervento dal titolo gli spostamenti orizzontali dei
continenti. La prima sua pubblicazione avvenne in teoria nel 1915, nel
saggio: la formazione dei continenti e degli oceani. Wegener sostenne
che il Paleozoico, e per buona parte del Triassico le terre emerse
formavano un unico supercontinente, che battezzò “Pangea”,
contrapposto ad essa un unico superoceano “Pathalassa”. La
frammentazione di Pangea ebbe inizio circa 200 milioni di anni fa; con
la prima spaccatura si erano creati: l’Eurasia e il Gondwana; a questa
si susseguirono ulteriori frammentazioni che gradualmente formarono la
conformazione geologica dove oggi noi viviamo. Oltre alla evidente
somiglianza-opposta ad incastro delle coste di Sud america e Africa, e
alcuni fossili di animali e di piante simili, trovati nei due
continenti, Wegener scoprì alcune tracce lasciate dai ghiacciai sulle
rocce di India, Australia, Africa Meridionale e America Meridionale
che dimostrarono che tali zone erano contemporaneamente ricoperte dai
ghiacci, presumilmente prima della loro separazione. Attingendo dalla
più recenti scoperte della geologia, Wegene spiegava questi fenomeni
di “deriva” dei continenti descrivendo le terre emerse come enormi
“zolle di Sial” che galleggiavano su una superficie anch’essa solida
ma molto più malleabile, il Sima, situata tra le discontinuità di
Mohorovic (40km di profondità) e le discontinuità di Gutemberg (2900km
di profondità). Ciò che mancava all’attenta osservazione di Wegener
era la spiegazione su come tutto ciò fosse avvenuto e di quale natura
fosse il motore in grado di spostare i continenti. |
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Come si è
formata la crosta terrestre
Le zolle o
placche che costituiscono la crosta terrestre si spostano di appena
pochi centimetri ogni anni. Tuttavia, nei milioni di anni di attività
del nostro pianeta, hanno percorso migliaia di chilometri, originando
nuovi continenti, montagne e oceani:
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Cambriano
(570-510 milioni di anni fa):
i continenti solo alle latitudini
tropicali; il supercontinente Gondwana tocca il PoloSud.
-
Devoniano
(408-362 milioni di anni fa):
i supercontinenti Laurentia e Gondwana si spostano verso nord.
-
Carbonifero
(362-290 milioni di anni fa):
si sono formati tre super continenti: Laurentia, Angora e Gondwana.
-
Triassico
(248-208 milioni di anni fa):
i tre supercontinenti si sono uniti formando la Pangea.
-
Giurassico
(208-145 milioni di anni fa):
la Pangea comincia a dividersi, provocando un generale innalzamento
dei mari.
-
Cretaceo
(145-65 milioni di anni fa):
mari caldi e poco profondi ricoprono le terre. I livelli delle acque
superano quelle attuali di 25 metri circa.
-
Terziario
(65-02 milioni di anni fa):
la geografia del mondo odierno è ormai riconoscibile; più tardi di
questo periodo si verificheranno eventi importanti, come la
formazione dell’Himalaia.
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