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Fermarsi ad osservare, questo è
vivere la montagna, guardarsi attorno ed ammirare, scorgere di volta in
volta nuovi particolari. La montagna non è competizione, ma un luogo magico
dove tutto diventa positivo, ti stacchi dalla vita quotidiana ed entri in un
mondo selvaggio, ma amico. Particolare importante di questo habitat sono
certamente i fiori, splendidi ed incantevoli, dalle specie che vivono sui
ricchi pascoli a quelle che nascono, miracolosamente, tra le fessure della
roccia; creano in entrambi i casi un contesto magnifico. In molti casi sono
diventati dei veri e propri simboli per i Parchi Naturalistici.
Fonte di vita e di
ispirazione. Transitando per un sentiero dove su un fiore si vede un bombo
(un insetto) che raccogli il nettare, una perfetta coalizione tra fauna e
flora, l’insetto trae nutrimento per se e per i suoi piccoli mentre il fiore
riceve l’involontaria impollinazione, necessaria per la riproduzione della
varietà. Nelle nostre zone sono molteplici le varietà, anche se facenti
parte della stessa famiglia, le quali variano in base al territorio,
all’altitudine, al terreno; fattore determinante per quanto riguarda
l’aspetto e i colori di un fiore è il tipo di impollinazione, la quale può
essere: Entomofila (insetti), Anemofila (vento), Ornitogama (uccelli),
chirotterogama (pipistrelli o altri mammiferi), Idrogama (acqua) e
Artificiale (uomo). L’impollinazione fatta da uccelli e insetti regala al
fiore una colorazione ed una forma più attrattiva, al contrario
nell’impollinazione fatta dal vento il fiore è poco appariscente e di color
verdastro. Le caratteristiche del fiore non sono altro che degli elaborati
accorgimenti per assicurare la continuazione della specie, per raggiungere
questo obbiettivo la pianta, che racchiude gli organi sessuali maschili e
femminili, deve passare attraverso due fai importantissime e indispensabili:
l’impollinazione e la fecondazione. La maggior parte delle piante è
ermafrodita, la quale possiede sia organi maschili che femminili. Solo in
alcuni casi, dioiche gli organi maschili e femminili sono contenuti in due
piante diverse; nelle monoiche (pino e larice) la stessa pianta porta
separatamente sia organi maschili che femminili. Il fiore in realtà non è
altro che una foglia modificata, che perde quasi totalmente la capacità
fotosintetica. Tale differenziazione detta induzione fiorale o induzione
autogena avviene quando l’apice è ancora di dimensioni microscopiche
all’interno della gemma, sotto lo stimolo di fattori ormonali e ambientali.
Questo fenomeno avviene a seconda della specie dalle poche settimane a quasi
un anno, prima della sbocciatura del fiore.

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