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La Valle Agordina è posta a 816 metri, in una
insenatura della Conca Agordina, in uno spazio ricavato dalle Valli
del Torrente Missiaga e Bordina, escluse le frazioni di “le Campe” e
“la Muda” che si trovano nella Valle del Cordevole, a sud di Agordo. È
circondata da montagne: a sud si innalza il “Monte Zelo (2083m)”;
verso est si trova il “Monte Talvena (2542m)”; a Nord-Est troviamo la
catena del “San Sebastiano-Tamer-Moschesin”. L’antica denominazione
del comune un tempo era “San Michele in Valle”, vista che l’antica
chiesa era dedicata all’arcangelo. Il nome poi nel 1964 variò in “La
Valle Agordina”. Nel XII secolo nella frazione di Conaggia si trovava
un castello, detto “Castel Canaola” appartenente alla famiglia dei
“Della Valle”. Del Castello ad oggi, non rimane niente, tuttavia scavi
di epoca recente hanno portato alla luce diversi interessanti reperti.
È transitata dalla strada provinciale 347 che conduce alla Val Zoldana,
attraverso il Passo Duran (1605m); passo che è stato diverse volte
transitato dal “Giro d’Italia”. Presso la sede comunale è stato
realizzato un museo, relativo all’economia agro – silvopastorale –
zootecnica in epoca storica. Questo museo è stato costituito grazie ad
un finanziamento del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, di cui
La Valle Agordina fa parte. Nell’aprile del 1701 una disastrosa
alluvione nota come “la Boa” colpì il paese, la frana si era addensata
in una massiccia quantità di fango che era colata per la Valle della
Bordina; sulle sue sponde ancor oggi si possono osservare dei depositi
argillosi. Durante questa tragedia ci furono circa cinquanta morti,
oltre alla distruzione dell’antica chiesa che si trovava al posto
dell’attuale cimitero; dopo la “Boa” la chiesa venne riedificata,
nell’attuale posizione, e oggi fa parte del circuito “Tesori d’Arte
nelle Chiese dell’Agordino”: al suo interno si possono osservare
interessanti affreschi: dei quattro evangelisti: San Matteo con
L’Angelo, San Marco del Leone, San Luca con il Bue e San Giovanni con
l’Aquila; l’immagine di Dio sul trono, su sfondo azzurro, con ai lati,
presubilmente, San Pietro e San Michele, con sfondo rispettivamente
Piazza San Pietro e la vallata di La Valle. L’altare maggiore, opera
dello scultore Valentino Panciera Besarel, realizzato nella seconda
metà del secolo 19°; contiene un tabernacolo del Brustolon realizzato
nel 1697, appartenuta alla vecchia chiesa. Negli altri quattro altari,
due in stile neoclassico e due in stile tardo roccoccò, travano posto
una statua di San Giuseppe, del Besarel, eseguito alla metà del 19°
secolo; una pala del Lazzaroni del 1708 raffigurante San Antonio Abate
e San Francesco; una pala del Ridolfi del 1708 raffigurante San
Domenico Guzman; una pala del Fossa del 1706, commissionata all’autore
Pietro Ma mani, ora posizionata sull’altare delle Anime o dei
“Careghete” appartenente al vecchio altare di San Gregorio Magno.
Altre alluvioni hanno colpito il paese negli ultimi tre secoli, tra le
quali: quella derivata da una frana (ancor oggi visibile) sotto il
“Col Pan d’Ors”; quella del 1966, che sconvolse tutto l’Agordino.
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