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SAN LUCANO |
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San Lucano è il
Santo che ha dato il nome alla Valle che giunge a Taibon, visse nella
prima metà del V secolo. Il suo culto è particolarmente diffuso nella
zona delle Alpi orientali dove in effetti svolse la sua attività di
evangelizzazione, tanto di avere il soprannome di Apostolo delle
Dolomiti. Fu Vescovo di Sabiona, borgo poso nei pressi dell’attuale
Chiusa: diocesi che fu poi trasferita a Bressanone; e vescovo di
Belluno. A causa delle maldicenza della gente fu costretto a
presentarsi a Roma dal papa per discolparsi. Giunto al cospetto di
Papa Celestino I, dalla finestra entrò un raggio di sole, il Santo si
levò la mantella e la appese sul fascio lucente, come se nulla fosse,
sua Eccellenza rimase letteralmente e talmente, che disse: “Va pure
Lucano, sei più Santo di me. Una “gesta” in particolare, vale la pena
di essere ricordata, durante il suo tragitto, un orso sbranò e uccise
il cavallo del Santo, a questo punto Lucano, ordinò all’animale
selvatico di accompagnarlo a Roma. Perseguitato dai suoi nemici si
trasferì in Val di Fiemme, nell’attuale San Lucano di Trodena ma,
ancora minacciato, si trasferì nell’Agordino, presso l’attuale Valle a
lui dedicata, vivendo una vita da eremita. La leggenda narra che un
angelo apparve a San Lucano, questi gli disse, di cogliere sotto la
sua vena apostolica Beata Vazza di Listolade, la quale era molto
dedita alla preghiera e alla penitenza. Il Santo si recò quindi a
Listolade, e chiese al marito della donna di poterla prendere con se,
per dimostrare le sue oneste intenzioni, Lucano, impresse per tre
volte le sue dita nella roccia, tale gesto convinse l’uomo a lasciar
andare la donna. I due a questo punto si ritirarono in preghiera al
Col di San Lugan, sulle Pale dei Balconi alla testata della Valle. Da
un foro nella roccia esce sempre acqua: si narra che Avaria ritiratasi
con San Lucano a fare penitenza non resistette alla sete, allora il
Santo col suo bastone bucò la roccia e uscì quest’acqua. Solo più
tardi, ad età avanzata i due si trasferirono nei pressi dell’attuale
chiesa di San Lucano. La Beata morì circa un anno prima del Santo, ma
questo ultimo non finì nemmeno da morto di stupire: si narra che in
località Pian Grant, i cavalli non volessero più proseguire e che non
ci fosse verso per smuoverli finché non venne deciso di asportare un
braccio del Santo che era sporto dalla cassa per lasciarlo come
reliquia nella piccola chiesa in Valle. |
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Biblografia:
L'AGORDINO e le sue Dolomiti -
Girgio Fontanive - Edizioni LagirAlpina
TAIBON - G. Fontanive, L.
Cadorin - NuoviSentieri Editore |
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