Vulcani Predazzo

01-06-09

Home

 

 
Hit Counter
persone hanno
visitato questa pagina

 

 

Nel XIX secolo erano due le teorie che cercavano di dare una spiegazione alla creazione delle rocce: una detta “Nettunista”, prevedeva che tutte le rocce si fossero formate in un esteso oceano primordiale, poi prosciugato; gli strati più profondi, costituiti da  rocce metamorfiche e graniti, erano più antichi e ad essi si sarebbero poi sovrapposte le rocce sedimentarie più recenti come la Dolomia e il Calcare. Le montagne erano ciò che restava dei rilievi nati originariamente nell’antico mare. Le teoria contrapposta a questa, detta  “Plutonista”, prevedeva che la Terra fosse in continuo movimento e che le rocce potessero sovrapporsi senza alcun ordine prestabilito. I sostenitori delle due teorie si confrontavano in aspri dibattiti già da qualche decennio, quando, circa nel 1820, il Conte Giuseppe Marziare-Pencati, perito minerario dell’Impero AustroUngarico, scoprì presso i Canzoccoli, nei dintorni di Predazzo, che il granito giaceva sovrapposto al calcare segnando un punto di svolta a favore della seconda teoria descritta: la “Plutonista”. Nel settembre 1822 giunse nella Cittadina Trentina il Ciambellano di Corte del Re di Prussia e grande naturalista, Alexander Von Humboldt; il quale soggiornò nell’Albergo Nave d’Oro, rimesso a nuovo per l’occasione e nel quale fu preparato un nuovo registro visitatori, in cui l’illustre personaggio avrebbe dovuto apporre la propria firma. Von Humboldt cercò, in principio, di confutare la scoperta del Pencati; ma per forza di cose, l’illuminazione del Geologo venne confermata, e gli vennero riconosciuti i meriti. Da questo momento e sino ad oggi flotte di geologi hanno visitato queste zone, tentando di scoprire come esse siano potute diventate un’imponente catena montuosa. La Val di San Nicolò, posta nei pressi di Pozza di Fassa, è un autentica porta  aperta sul passato geologico delle Dolomiti e si affaccia su due mondi diversi: al Nord strati di lava e rocce calcaree sfumano verso le Dolomiti più classiche e conosciute, mentre al sud il paesaggio è dominato dal massiccio dei Monzoni, un tempo il più grande vulcano d’Europa. Nel Triassico (230-228 milioni di anni fa), molte regioni mediterranee vennero interessate da numerose eruzioni vulcaniche; nelle Dolomiti l’attività vulcanica fu particolarmente intensa e accompagnata anche da intrusione di rocce plutoniche, tanto da considerare la zona attorno a Predazzo il più importante centro vulcanico d’Europa. Si tratta di una variegata successione si rocce che vanno dai gabbri ai graniti; il magma primario, dal quale si sono sviluppati i diversi tipi di roccia, tramite una lenta cristallizzazione è di tipo Gabbroide. Come dimostrato dalla composizione chimica, le rocce intrusive e i basalti vulcanici hanno lo stesso focolaio magmatico a grande profondità. Dai ripidi pendii sottomarini e dalle falesie delle scogliere primordiali si liberarono masse di detriti e blocchi, e quando il magma riuscì a perforare le rocce sovrastanti, nei fondi bacini circostanti si riversarono i detriti che si mischiarono ai primi prodotti vulcanici. Queste brecce, composte da diversi elementi del substrato mischiati in modo caotico, sono conosciute con il nome di “Caotico Eterogeneo”, una definizione che ben si presta a descrivere l’aspetto di questa formazione affiorante  in molte località delle Dolomiti, come ad esempio alla base dalla Val Giumela, a nord della Val di San Nicolò, oppure in Agordino. Quando il magmatismo si intensificò, nella zona di Predazzo-Monzoni si formarono due grandi edifici vulcanici, dai quali uscirono massicce quantità di lava, dal momento che i punti d’uscita erano per la maggior parte sommersi, la lava, raffreddandosi, assunse particolari morfologie. Vistosi “cuscini” arrotondati contraddistinguono intere zone di colata; le lave vengono spesso accompagnate da ialoclastiti, sabbie vulcaniche,che sono da ricondurre al frantumarsi della lava quando raggiunge l’acqua. La pressione della lava che improvvisamente evaporava, spezzettava la lava che si stava raffreddando fino a trasformarla in granelli di sabbia. Anche i tufi e le ceneri di eruzione esplosivi si estendevano su una vasta zona. L’intera successione di lave, ialoclastiti, tufi e brecce nella zona di eruzione principale, posta nei pressi del Buffaure, raggiunge circa i 1000 metri di spessore: tutte le rocce dovute a questa vivace attività vulcanica sono basaltiche. Il materiale eruttato finì col creare un vuoto nella camera magmatica, e nei pressi di Predazzo, il tetto di questa, del diametro di quasi 5 km, crollò e sprofondò a più riprese nel materiale fuso (Monte Mulat). Nello spazio circolare che si era aperto si infilò il magma che diede origine ad una caratteristica intrusione anulare di Monzonite e granito ben riconoscibile sulle carte geologiche della zona. Le rocce sedimentarie a contatto con il materiale vulcanico vennero profondamente alterate dal calore e dalla pressione esercite dal magma e dalla lave in risalita. Si sono così formate  le fasce di rocce metamorfiche che ospitano le mineralizzazioni più caratteristiche della zona. Negli strati della Formazione di Werfen, in particolare, sono presenti numerosi Minerali di contatto tra i quali: il GranatoAndradite, la Fassaite, il tipico pirosseno  verde, caratteristico della Val di Fassa, la grigia Monticellite e la Vesuviana bruna e lucente. Anche lungo la cresta del Buffaure si trovano minerali: gli Analcimi rosa carne, il Quarzo Ametista e la Phrenite verde mela. Lungo la Crepa Neigra affiorano giacimenti di grandi cristalli di calcite e bianca Dolomite. Rossi cristalli di Heulandite e delicati ciuffi di candida Zeolite sono custoditi nelle piccole cavità delle lave della Val Giumella. Duoliti (?) perfette, Augiti e la rara Dachiardite si nascondono lungo i fianchi della Val di San Nicolò.

 

 

 

 

 

 

 

 

Home

Ultimo aggiornamento: 01-06-09