Selva di Cadore - Selva de Ciadore
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Il Riparo Neolitico Eta del Rame di Mandriz
La Scoperta
Il riparo è costituito dall'ampio
aggetto, rivolto a sud, di un masso erratico staccatosi probabilmente
durante l'età glaciale dalle pareti del Monte Cernera. Questo è
collocato in località Mandriz ad una quota di 1750 di altitudine,
sulla sinistra orografica del Torrente Loschiesuoi a nord della
frazione Toffol. Il sito archeologico, individuato per un caso
fortuito nel 1985 dal compianto Vittorino Cazzetta, è stato
esplorato nelle estati 1999-2002 dalla Soprintendenza per i Beni
Archeologici del Veneto con il sostegno finanziario della Regione del
Veneto. Alle indagini archeologiche hanno partecipato attivamente la
Federazione delle Associazioni di Archeologia del Veneto, nonché
l'Associazione degli Amici del Museo di Selva di Cadore. Nel corso
degli scavi sono stati rinvenuti i manufatti (principalmente
vasellame ceramico e strumenti in selce) utilizzati dai gruppi umani
preistorici durante i periodi di permanenza presso il riparo, nonché
i loro resti di pasto, costituiti soprattutto dalle ossa degli
animali macellati.
La documentazione archeologica
Il vasellame ceramico
Il vasellame ceramico è stato
rinvenuto già allo stato frammentario, eccezione di un'olla
pervenuta intera. Si tratta di recipienti d'impasto prevalentemente
grossolano con superfici sommariamente lisciate di colore variabile
dal bruno al rosso, trasportati sul sito dai villaggi di pianura o
fondovalle e utilizzati per la preparazione e il consumo dei cibi. Le
forme ceramiche individuate sono: vasi a bocca quadrilobata, una
scodella emisferica con bugnetta sommitale, uno scodellone
troncoconico decorato da tacche all'orlo, numerose olle pure decorate
da tacche o bugne.
L'industria litica
I manufatti più numerosi sono quelli
ricavati dalla selce. Tra gli strumenti a ritocco erto sono
documentati principalmente grattatoi, troncature, punte a dorso e
semilune. Alla classe dei Foliati vanno riferiti grattatoi, punte a
base rettilinea e a base triangolare, ogive, punte con peduncolo e
alette, cuspidi a tranciante trasversale. Tra i manufatti di tipo
campignano si annoverano grandi punte a ritoccó sommario; tra i
residui di lavorazione si segnalano i microbulini.
L'insieme dei litotipi utilizzati per i manufatti in selce è di età cretacea e proviene dalle formazioni bacinali del Biancone, della Scaglia Variegata, della Scaglia Rossa e della Scaglia Grigia affioranti nelle Prealpi Venete, distanti qualche decina di chilometri a meridione e a occidente dal sito del Mandriz. La selce veniva raccolta principalmente dagli affioramenti o dal detrito sciolto presente alla base della catena prealpina; fonti alternative erano i suoli residuali e i depositi torrentizi. Le evidenze di raccolta di ciottoli silicei dai torrenti riguardano esclusivamente la Scaglia Rossa.
Le caratteristiche litologiche indicano che la maggior parte delle selci sono compatibili cón affioramenti situati in Val Belluna, in particolare sul fianco sinistro della valle; il percorso per raggiungere il Riparo Mandriz seguiva dapprima il corso del fiume Piave è successivamente quello del torrente Cordevole.
Sul sito sono presenti in misura molto minore selci provenienti anche da altre aree, nello specifico dal plateau Veneto - Trentino (altopiano di Asiago) e dai suoi margini orientale (Feltrino) e occidentale (Val di Non).
L'insieme dei litotipi utilizzati per i manufatti in selce è di età cretacea e proviene dalle formazioni bacinali del Biancone, della Scaglia Variegata, della Scaglia Rossa e della Scaglia Grigia affioranti nelle Prealpi Venete, distanti qualche decina di chilometri a meridione e a occidente dal sito del Mandriz. La selce veniva raccolta principalmente dagli affioramenti o dal detrito sciolto presente alla base della catena prealpina; fonti alternative erano i suoli residuali e i depositi torrentizi. Le evidenze di raccolta di ciottoli silicei dai torrenti riguardano esclusivamente la Scaglia Rossa.
Le caratteristiche litologiche indicano che la maggior parte delle selci sono compatibili cón affioramenti situati in Val Belluna, in particolare sul fianco sinistro della valle; il percorso per raggiungere il Riparo Mandriz seguiva dapprima il corso del fiume Piave è successivamente quello del torrente Cordevole.
Sul sito sono presenti in misura molto minore selci provenienti anche da altre aree, nello specifico dal plateau Veneto - Trentino (altopiano di Asiago) e dai suoi margini orientale (Feltrino) e occidentale (Val di Non).
Aspetti culturali e cronologici della frequentazione del riparo
Le testimonianze archeologiche
rinvenute sono di notevole importanza e documentano una
frequentazione stagionale e pluriennale del riparo da parte di gruppi
di pastori che dagli insediamenti di pianura o di fondovalle
raggiungevano, risalendo la valle del Cordevole e la Val Fiorentina,
i pascoli d'alta quota per praticare, durante la stagione estiva,
l'alpeggio e l'attività venatoria.
I resti di pasto sono costituiti principalmente da ossa appartenenti in prevalenza a ovini (capre e/o pecore), mentre tra gli animali selvatici è ampiamente rappresentato il cervo. Pertanto la dieta alimentare dei gruppi umani che frequentavano il riparo durante il tardo Neolitico e l'età del Rame (IV-III millennio a.C.) era basata sul consumo di carni (animali domestici e selvatici) ed era integrata assai verosimilmente dai prodotti derivati dalla lavorazione del latte e dalla raccolta di erbe e frutti spontanei. La frequentazione del riparo, interrotta durante l'età del Rame verosimilmente a causa del distacco di blocchi e scaglie di roccia dalle pareti, fu ripreso con carattere alquanto saltuario durante l'età medioevale.
I resti di pasto sono costituiti principalmente da ossa appartenenti in prevalenza a ovini (capre e/o pecore), mentre tra gli animali selvatici è ampiamente rappresentato il cervo. Pertanto la dieta alimentare dei gruppi umani che frequentavano il riparo durante il tardo Neolitico e l'età del Rame (IV-III millennio a.C.) era basata sul consumo di carni (animali domestici e selvatici) ed era integrata assai verosimilmente dai prodotti derivati dalla lavorazione del latte e dalla raccolta di erbe e frutti spontanei. La frequentazione del riparo, interrotta durante l'età del Rame verosimilmente a causa del distacco di blocchi e scaglie di roccia dalle pareti, fu ripreso con carattere alquanto saltuario durante l'età medioevale.
Testi, ricerche & Fotografie: Dell'Agnola Silvio con Nikon CoolPix P1000
Biblografia:
Storia dell'Agordino - Ferdinando Tamis
Guida Storico-Alpina di Belluno-Feltre - Ottone Brentari
Guida Insolita alle Dolomiti - Dino DiBona
L'Agordino e le sue Dolomiti - Giorgio Fontanive