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La Chiesetta di Listolade

Listolade
La Chiesetta di LIstolade ha origine molto remote, è dedicata al Gesù Cristo Redentore ed è legata alla figura di Beata Vazza. In origine vi era un sacello che proteggeva il luogo dell’incontro tra San Lucano e Beata Vazza e inciso sul sasso la promessa del Santo. L’edificio è attestato a partire dal 1548 quando è citato nell’estimo della Regola di Listolade, dove è documentata una piccola cappella. Varie firme incise, lasciate dai viandanti sulle mura del sacello, usanza anticamente molto diffusa nei santuari, testimoniano come l’edificio fosse meta di pellegrini e viaggiatori anche stranieri che si incamminavano verso il Tirolo attraverso il canale di SopraChiusa. Il 26 settembre 1633 è citato in una pergamena, conservata nell’Archivio Parrocchiale di Taibon, “altariol”. Il primo documento che getta un po’ di luce sulle vicende dell’oratorio risale al 1823 e tratta di un allungamento con la costruzione dell’abside. Dal documento redatto dall’Arcidiacono di Agordo Giovanni Felice Menegazzi, si deduce che le dimensioni della Chiesa furono per secoli quelle corrispondenti all’attuale navata e che solo nel terzo decennio del XIX° secolo fu creato lo spazio per potervi celebrare la Santa Messa.  
“la Villa di Listolade situata nell’ultimo confine di questa Parrocchia Arcidiaconale di Agordo sulla distanza di quasi cinque miglia dalla Chiesa Parrocchiale e di questi tre dalla succursale di San Cipriano, eresse da molti anni un picciolo sacello sulla strada pubblica che mette all’imboccatura del canale in onore del Santissimo Redentore, di San Lucano e di San Antonio da Padova e in questo si radunano quelli abitanti che sono in numero quasi in numero di cento, il dopo pranzo di tutte le feste per implorare le divine benedizioni che ivi in unione offrono a Sua Divina Maestà. Premurosi questi villici di vie maggiormente accrescere la gloria i Dio e dé i santi suoi a tutte loro spese ristaurarono in quest’anno il detto sacello, riducendolo in forma di cappella, ergendovi un altare munito della pietra sacra e degli altri eredi che pono occorrere  pella celebrazione della Santa Messa, nonché di quelli che abbisognano per l’amministrazione del santissimo Viatico agl’infermi nei casi urgenti, come pure per la celebrazione di qualche messa che ne giorni feriali venisse, o da qualche divoto particolare ordinata, o da qualche sacerdote che ritrovandosi di viaggio a quella volta volesse celebrare prima di intraprendere il viaggio in quel canale lungo e disastroso. Ad onta che la fabbriceria abbia l’obbligo della manutenzione di questa cappella, gli abitanti di quel villaggio offrono tuttavia di mantenerlo a tutte loro spese sempre in buon essere di fabbricato, corredato dei lumi e degli altri eredi necessari alla celebrazione del divin sacrificio ed all’amministrazione, occorrendo, del Santissimo Viatico agl’infermi. L’Arcidiacono riverente sottoscritto riconosce in primo luogo che la cappella è ridotta recentissima, che l’oggetto di cui si tratta non solo è conveniente, ma in qualche modo necessario ancora per la maggior facilità e sicurezza dell’amministrazione del Viatico gl’infermi, particolarmente nella stagione invernale, che né al presente né in avvenire potrà mai ciò concorrere allo sviamento di quella popolazione dalle funzioni che vengono fatte nella chiesa parrocchiale, che la pietà singolare di quei villici, anziché deteriorare, aumenterà il mantenimento tanto del fabbricato, come degli eredi sacri, anzi l’Arcidiacono a tutto il fondamento di credere che vi saranno in seguito di quelli i quali procureranno di dotarlo di qualche capitale attivo onde vi è meglio assicurarsi la manutenzione. In vista di tutto ciò l’Arcidiacono sottoscritto in unione a tutti quegli abitanti si presenta riverente ai piedi di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima ed umilmente domanda che voglia la di Li carità benignamente concedere che il girono 13 del prossimo venturo luglio possa farsi la benedizione della detta cappella e degl’ornamenti dell’altare, nonché celebrare la santa Messa e così tutti gli altri giorni fra l’ano, nei quali occorresse o pel bisogno degl’infermi, o per soddisfare alla pietà dé particolari devoti. Si lusingano gl’abitanti di ottenere della Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima benigna condiscendenza alle riverenti loro devote e promettono in retribuzione di porgere fervorose preghiere a Sua Divina Maestà per la lunga conservazione di Vostra Signoria Illustrissima e Reverendissima. Grazie. Agordo, li 27 giugno 1823. Umilissimo, devotissimo, ossequientissimo servitore don Giovanni Felice Menegazzi arcidiacono”.
Il 4 luglio 1823 il Vescvo accettò la richiesta dell’Arcidiacono, accondiscendendo alla celebrazioni della Messa e all’amministrazione del Sacro Viatico. Il 6 giugno 1911 Don Giovanni Battista De Lotto affermava che in esso venivano celebrate almeno fin dal 1886, cioè da quando egli era diventat Parroco di Taibon, 30 messe all’anno, che gi venivano puntualmente pagate dalla Fabbriceria lire 75, cioè 25 lire a Messa. Queste messe erano frutto di un legato di Giovani Battista Dell’Agnola du Martino, che aveva lasciato alcuni terreni, probabilmente verso il 1850, le cui rendite dovevano servire alla celebrazione di una serie di Messe nell’oratorio. Il Parroco afferma che:
“fino all’anno presente passato parava il Sacerdote un vecchio Listolade, che era anche Fabbriciere: ma morto questi il 26 gennaio dell’anno corrente a LIstolade non resta più nessuno che, durante la buona stagione possa e sappia prestarsi al servizio della Santa Messa. Di qua la necessità di prendere da Taibon una persona adatta, di farle percorrere 6 chilometri andata e ritorno e quindi consumare buona parte della giornata. Che se ci fosse nel bisogno d’essermi condotto in carrozza, l’elemosina della Messa non basterebbe certo a pagare il nolo”.
Don De otto chiede quindi al Vescovo una ragionevole riduzione della Messa da celebrare, ma il prelato non trova ragioni sufficienti per assecondare la richiesta. Tra il 1910 e i primi trent’anni del Novecento la Chiesa viene ristrutturata più volte. Il campanile a vela dell’originaria forma in muratura documentata in una cartolina di Pompeo Breveglieri nel 1898 e in una foto del 1910 fornita da Alessandro Savio, fu trasformato in un campanile a 4  falde su supporti in legno. Nel 1958 il Parroco Don Gino Del Favero, con i fedeli di Listolade portarono avanti l’idea di costruire una nuova cappella più ampia e corredata di sagrestia, campanile e nuovo altare: venne formato un comitato e preparati i materiali. Il Parroco ha presentato i regolari permessi che, però, si vide negare la facoltà della competente Soprintendenza, scrivendo amareggiato sul bollettino parrocchiale:
“i frazionisti di Listolade si chiedono come mai più nulla si stato detto o fatto per la costruzione della nuova chiesa. Se la Soprintendenza  ai monumenti di Venezia non avesse messo il suo veto, molto ormai sarebbe stato fatto. Poiché il tempo stringe e l’inverno è il più propizio per accumulare mano d’opera e materiale sarà meglio intenderci col nostro Comitato e procedere a qualche cosa di concreto”.
Nel 1970 a causa dell’eccessivo peso della neve, si sfondò il tetto, che venne puntualmente ricostruito. Altri lavori vennero eseguiti nel 1974. I lavori di restauro del tetto furono completati solo nel 1976+ su progetto di Marcello Orsolin, con l’opera dei Falegnami Fratelli Ben e della ditta Marcello Serafin: l’iniziativa fu sostenuta dall’avvocato Nello Ronchi, finanziata da Comune di Taibon e Cassa di Risparmio di Agordo, in specie dal consigliere comunale Giancarlo Fontanive. All’opera collaborarono Riccardo, Vittorio, Adriano, Emmanuele e Angelo Cadorin; Vittorio e Luigi Dai Prà; Vinicio Decima;Ettore Dell’Agnola; Fiore Lena e Giuseppe Soppelsa. Ulteriori restauri avvennero nel 1986, quando l’oratorio venne tinteggiato internamente da Corrado Campedel e Giuseppe Adriano e il pavimento fu rinnovato da Emmanuele Benvegnù con il materiale offerto da Stefano Lena (Stefen). Tra il 2007 e il 2012 la Chiesa è stata soggetta a profondo restaurazione, della quale sono riemersi notevoli affreschi raffiguranti San Lucano e la Beata Vazza, con decorazioni sul soffitto a volta. Gli affreschi sono graffitai da varie iscrizioni apposte dai numerosi viandanti che vi giungevano per una sosta di preghiera. Tra le varie firme è stata portata alla luce quella di un certo Kurt Hofreiter, datata 1620. La Cappella oggi conserva sull’altare una recente statua del Gesù Cristo Redentore affiancata della raffigurazione dipinta sul muro di San Lucano a sinistra e della Beata Vazza a Destra, mentre all’esterno  due Santi sono riproposti allo stesso modo in due nicchie, tra le quali si trova un dipinto raffigurante la Beata Vergine Maria con una giovane donna inginocchiata davanti, forse ancora un riferimento alla Beata di Listolade. Sempre all’esterno è posta, poco a nord dell’oratorio, la pietra sopra la quale San Lucano avrebbe impresso il segno della croce per dimostrare le sue buone intenzioni nei confronti di Vazza. All’interno dell’oratorio è posto, sotto l’arco dell’abside, un bel crocifisso di legno con una lampada di ottone del XVI° secolo, all’ingresso, sempre all’interno, una bella acquasantiera di pietra e una serratura di probabile fattura seicentesca.
Foto: Dell'Agnola Silvio
Biblografia: Le Chiese della parrocchia dei Santi Cornelio e Cipriano di Taibon Agordino – Loris Serafini, Flavio Vizzuti
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