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Campi, Orti e Fieno

Listolade > L'Agricoltura Rurale
Nell’area di Listolade venivano coltivati orti e campi, i campi erano coltivati a mais, orzo, patate e fagioli, in particolare. Il mais e l’orzo erano seminati  nei campi della campagna, mentre le patate erano coltivate nella parte marginale del paese, tra le “masiere, muri a secco che delimitavano i confini. In particolare nella zona dei “Fagarei” , tra Listolade e Ronch de Bos, e al Forn. Per l’approvvigionamento del fieno, per gli animalli, si falciavano i “zei”, i bordi del campo, o l’erbacce del campo stesso, operazioni eseguite con l’ausilio del falcetto. Oltre a ciò l’erba veniva falciata in alta montagna, in delle “part” concesse dal comune. In luglio la famiglia si spostava e andava munita di falce, rastrello e forca, lavorando l’erba sino a farla seccare, facendola diventare fieno. Al mattino presto si procedeva con  allo sfalcio con l’uso della “falz”, la falce, questa veniva riaffilata con la “piera”, contenuta nel “coder” appeso alla cintura; per un affilatura più fine e migliore si utilizzava il mai un attrezzo con assottigliare il taglio alla falce. Quindi con la forca si procedeva a “spande i antoi”, cioè districare i cumuli di fieno per permettere l’asciugatura. Nel primo pomeriggio si rivolatava il fieno “oltà”, con l’ausilio del “restel”, il rastrello. Verso sera appena prima che il sole tramontasse si procedeva a “fa i mar”, raccogliere il fieno e disporlo in cumuli, più o meno grandi. Il mattino seguente quando il terreno si era asciugato si iniziava “a spande i mar”, rompere i cumuli e sparpagliare il fieno  atterra, con la forca. Come il giorno precedente, nel primo pomeriggio si rivoltava il fieno. Con buon tempo, e dopo aver eseguito per bene tutte le operazioni, se il fieno era secco e asciutto si effettuava la raccolta, spesso ammucchiandolo in grandi cumuli ne compressi denominati “mede”, con forma cilindrica e parte terminale a cupola. In Montagna si effettuava un solo taglio, ma generalmente i tagli erano tre: “el fen”, il primo taglio, “el adorch”, il secondo taglio”, “el terzin”, il terzo taglio. Il fieno rimaneva in montagna sino all’inverno, quando dopo la prima neve, utilizzando “la rinzola”, la slitta, lo si conduceva al “talvà”, il tabià. Ogni famiglia nei pressi della casa possedeva “l’ort”, cioè l’orto, nel quale venivano seminate le cipolle, l’insalata e il radicchio; l’orto era spesso recintato, dal momento che le galline durante il giorno venivano lasciate libere di razzolare per l’aia.
"Taià l'erba co la falz" - in foto Giusto Benvegnù
"Bate la falz" - in foto Silvio Dell'Agnola (Nonno)
 
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