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Sapone

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Prima degli anni ’60, senza l’ausilio di sistemi elettronici per il lavaggio e l’asciugatura dei panni, tipo lavatrice e asciugatrice, il bucato veniva lavato al “lavatoio”. Tale operazione non eveniva eseguita molte volte in un mese, in quanto costava fatica e tempo alle massaie che gia avevano tanto da fare. Al “lavatoio” di solito si trovavano più massaie,  che si scambiavano le “chiacchiere del paese”, i panni venivano strofinati e strofinati sulla “brega” con il sapone fatto in casa.  Questo sapone veniva fatto con gli scarti della macellazione del maiale, della mucca (sego) e dell’asino, queste venivano sciolte in acqua con soda caustica e pece[1]; il tutto veniva fatto bollire per alcune ore fino a quando il tutto diventava liquido, liscio e brillante; poi si faceva raffreddare in un cassetto di legno e si tagliavano in pezzi regolari. I panni venivano riportati  a casa, dove veniva fatta le “lisciva”: in un grande mastello, rigorosamente in legno, si mettevano i panni, poi si ricopriva il contenitore con un vecchio panno, sopra al tutto si versava acqua bollente in cui era stata fatta “cuocere” la cenere. Si lasciava riposare fino al giorno dopo, poi si risciacquava (risultato: panni puliti e profumati). I panni venivano stesi al sole nella siepe dell’orto o d’inverno sopra al “fornel”. L’acqua (lesivaz) veniva usata per lavare i pavimenti, strofinando (olio di gomito) con la spazzola di saggina. Più tardi è comparsa una sorta di mastello in ferro, probabilmente di origine francese, nel quale venivano massi i panni a bollire con il perborato. Al suo interno il mastello aveva un sistema, tipo moka per il caffé, che faceva risalire l’acqua bollente al di sopra dei panni. In un tempo di bollitura di due ore la i panni risultavano bianchi e candidi come la neve.
[1] pece: detta anche colofonia è una resina vegetale gialla, solida, trasparente, residuo della distillazione delle trementine (resine di conifere). La colofonia si presenta in forma di massa resinosa trasparente, più o meno ambrata, contenente più del 90% di acidi resinici isomorfi, tra cui l'acido abietico, difficili da cristallizzare. La colofonia si scioglie facilmente nell'alcool e nell'etere e viene utilizzata nella fabbricazione di vernici, saponi, adesivi, pece da calafataggio, lubrificanti, inchiostri, ceralacca, per isolamenti elettrici, come disossidante nella saldatura a stagno e nell'industria tessile per ottenere stoffe non sgualcibili, linoleum.
Bibiografia: Antichi mestieri e vita rurale - Folio Editore - Gudrun Sutzenbacher
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Testi: Dell'Agnola Silvio in collaborazione con Benvegnù Nella
Foto: scattate da Dell'Agnola Silvio
 
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