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L'orzo

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La Coltivazione dell'Orzo
L’orzo veniva raccolto con l’utilizzo di un falcetto, le spighe venivano raccolte in covoni che venivano lasciati ad asciugare sul campo, rispetto ad oggi il raccolto avveniva circa un mese prima (con le macchine moderne, le trebbie, la granella deve essere dura ed asciutta). I cereali venivano portati, nei fienili o in ripari vicino casa, dove avveniva la trebbiatura, cioè separare la spiga dal chicco. Anche questa operazione era eseguita a mano, battendo ripetutamente con appositi attrezzi sulle fascine poste a terra, su una superficie dura e pulita, questa operazione veniva condotta da almeno tre persone, le quali dovevano avere un ritmo sincronizzato per evitare di colpire il compagno di lavoro; ti tanto in tanto si interrompeva per rivoltare  i fastelli con la forca. La regola diceva cento colpi per ogni fastello. Alla fine la paglia veniva legata in fasci e il cereale ammassato con il rastrello; di conseguenza si spargeva a terra nuovi fastelli, e tutto ricominciava daccapo. Il Lavoro veniva completato pulendo la granaglia dai residui vegetali, la pula e altri scarti di lavorazione dal chicco. Questa operazione  veniva eseguita con una specie di setaccio di vimini, che con movimento oscillatorio dal basso verso l’alto e viceversa, venivano ripuliti i chicchi di cereale; si usava anche una macchina costruita appositamente per questa operazione, importata in Europa verso il 1700 da missionari di ritorno dalla Cina, il “Ventilatore meccanico”, o “Mulinel da cereali” (detto anche, pala a mano, palotto, vallo…), nella quale veniva inserito il attraverso una tramoggia, all’interno della macchina vi era uno o più setacci, e delle pale in legno mosse da una manovella, l’aria creata dal movimento faceva volar via le sostanze estranee, mentre i chicchi, più pesanti, cadevano nella cassetta posta sotto alla macchina. Collegata all’asse dalla manovella vi era un camme che faceva oscillare il setaccio.
L'Orzo Bellunese
L’orzo era una cultura molto diffusa in tutto l’Agordino, ai giorni nostri l’orzo resiste solo in piccoli campi oltre i 1700 metri di altitudine nella area ladine dei Fodom, in alcune campagne del Bellunese e del Feltrino e negli ultimi anni nella zona di San Tomaso Agordino. Dagli anni 60’ la coltivazione tradizionale è stata fortemente trascurata e soppiantata dal mais, che nel fondovalle è molto diffuso, mentre nelle zone montuose sono rari i campi lavorati. Gli antichi semi autoctoni di orzo sono stati recuperati grazie alla passione e alle ricerche svolte dai coltivatori della “Cooperativa LaFiorita” e dal “Istituto Agrario di Feltre”, supportati dalla Provincia e dalle Comunità Montane, e a preso vigore un rinnovato interesse a favore della coltivazione dei cereali di montagna. L’orzo bellunese si semina in primavera, tra aprile e maggio, e si raccoglie in piena estate, quando la pianta raggiunge oltre il metro di altezza (le varietà più comuni invece hanno uno stelo più corto, alto circa 45 centimetri); è una varietà adatta al clima rigido della montagna, quindi rustica e particolarmente adatta per la coltivazione biologica. La coltivazione è complicata dal momento che non si possono utilizzare macchine, a causa delle pendenze e dalle modeste dimensioni dei campi; mentre la sua resa è di circa 1/3 rispetto alle varietà moderne coltivate in pianura. L’orzo antico coltivato nelle Valli Bellunesi è una varietà di tipo “distico” (a), vale a dire che ha le spighe appiattite con due sole file di semi, per questo, a parità di spighe produce meno semi: la qualità però è ottima, il seme è bianco, grande e pesante, Con l’orzo decorticato con il “pestin” veniva cucinata la tradizionale “Minestra da Orz”, veniva inoltre tostato per produrre “Caffè d’Orzo”. L'orzo di pianura e più produttivo è esastico (b).
Biblografia:
Antichi Mestieri e vita rurale - Gudrum Sulzenbacher - Folio Editore
CIVILTA'  AGRICOLA AGORDINA - GB Rossi - Nuovi Sentieri
http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/antico-orzo-delle-valli-bellunesi/
http://cipputi-antichimestieri.blogspot.it/2012/06/la-mietitura.html

 
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